Il perché sì del perché no

Autore: Groblnjar

Rubo il titolo da una ferocissima discussione del sito “Il Puzzillo” (sito satirico sui giochi da tavolo), spero non se ne abbiano a male.

Di ritorno dal Festival del Fumetto a Novegro, dove abbiamo collaborato con le Tane dei Goblin di Lodi e Milano, mi ritrovo con un paio di dubbi amletici che mi avrebbero fatto compagnia per un paio di notti a seguire.
Antefatto:
Durante il pomeriggio della domenica una coppia rallenta la sua passeggiata tra le corsie stracolme di action figures e fumetti e si mette a curiosare nella nostra offerta ludica.
Prontamente mi fiondo verso di loro e chiedo se sono interessati o se desiderano provare qualcosa. Il fidanzato/marito (chiamerò lui) è evidentemente incuriosito, lo capisco dal sorrisetto imbarazzato “vorrei ma non posso” che ha dipinto sul dolce, innocente, visino; la fidanzata/moglie (chiamerò lei) è evidentemente disgustata dalla nostra mercanzia sicuramente portatrice di chissà quali squilibri mentali.
Lui accenna ad un “proviamo…” prontamente contrastato da un “No grazie” emesso a labbra strette da lei. Alla mia conseguente domanda “Voi giocate abitualmente?” lei risponde in maniera negativa sottolineando che hanno cose più importanti da fare come pulire la casa, leggere, pensare al lavoro, …

Naturalmente sono oggetto di denigrazione da parte mia quando a fine giornata, commentando i tavoli e gli avventori ci narriamo le nostre esperienze e sensazioni; però…

Però, se da una parte è sì vero che se qualcuno non desidera giocare potrebbe anche evitare gli spazi ludici (solamente per il fatto che distoglie l’attenzione degli animatori da coloro che, mentre giocano, hanno bisogno di un chiarimento o di un suggerimento), d’altro canto, avendo pagato il biglietto, chiunque è libero di andare dove desidera e guardare quel che vuole con l’espressione che gli è più congeniale in quel momento.
Ed ecco il dilemma: sono giustificati le mie lamentele e i miei commenti sarcastici? Dopo notti insonni la risposta è no. Come non sopporto di sentir definire il “giocare” come attività esclusivamente per bambini e/o perditempo così non dovrei permettermi di definire un “non giocatore” come una persona che non ha capito nulla della vita. In fondo ognuno ha i suoi interessi e, soprattutto, la libertà di seguirli o meno. E chi sarei io per permettermi di sbeffeggiare o trattare con superficialità tali persone?
Disponibilità all’ascolto, al dialogo, a spiegare, ad accettare le esigenze altrui. Questa è la misera ricetta per diventare un divulgatore di giochi; per arricchirla basta un pizzico di umiltà, ricordandoci sempre che non siamo i portatori della verità e che ognuno è libero di rifiutare i nostri saggi consigli.

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